L’outsourcing nelle produzioni complesse

Sai cos’è l’outsourcing? L’outsourcing è quel processo attraverso il quale le aziende affidano ad un fornitore esterno un’attività o un servizio.

 

Il grado di innovazione, anche in questo ambito, ha raggiunto livelli alti e ha generato nel corso del tempo importanti cambiamenti, sia nei modelli di business adottati dalle aziende sia nel modo in cui queste generano valore. Oggi non è difficile trovare aziende che si occupino di trasformazione o di assemblaggio, il cui modello di business non prevede la presenza di magazzini: il rifornimento delle linee di trasformazione, la consegna dei kit alle linee di assemblaggio e, addirittura, la gestione e la consegna del prodotto finito vengono affidate ad un operatore esterno specializzato. E sulla scia di questo esempio, se ne possono trovare molti altri: vi sono realtà che scelgono l’outsourcing delle attività di procurement o di quelle di manutenzione degli impianti.

 

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Obeya Room: avreste mai immaginato la sua applicazione nella gestione delle produzioni a commessa?

 

 Le origini della Obeya Room

Obeya Room, letteralmente tradotto come “grande stanza”.

Molto più di un tool, un vero e proprio metodo.

La sua origine, almeno stando alle fonti Toyota, la si deve a Takeshi Uchiyamada, intorno alla seconda metà degli anni ’90.

La storia parte nel 1994, quando Takeshi fu nominato Chief Engineer del progetto per lo sviluppo della nuova piattaforma Prius, la prima automobile ibrida benzina-elettrica al mondo prodotta in serie. La sfida era enorme, non solo per le difficoltà tecniche legate ad un progetto così innovativo ma anche per le aspettative temporali legate al lancio del nuovo modello. Nel 1995, infatti, la Toyota decise che il lancio commerciale sarebbe avvenuto nel 1997, a soli 3 anni dall’inizio operativo del progetto.

Nel pieno rispetto dei canoni della puntualità nipponica, ad Ottobre del 1997 la nuova Prius fu presentata al pubblico e dal mese successivo partirono le sue vendite.

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La customizzazione, uno straordinario elemento di competitività per le aziende

Le aziende, per poter essere competitive, hanno bisogno di differenziare i loro prodotti”. Molte volte e in diverse occasioni ho sentito questa affermazione tanto che ora mi sembra quasi scontata. È una frase che nasce da un’esigenza evidente e condivisibile: il mercato è quasi saturo, il livello di consapevolezza dei consumatori sempre più alto, così per riuscire a conquistare il cliente e vendergli il proprio prodotto è necessario puntare sulla differenziazione dell’offerta e sulla capacità di soddisfare specifiche esigenze.

Tu sei d’accordo?

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Emprover in action #4 – Per sviluppare le competenze non bastano le conoscenze

Molto spesso si dice che le persone, per poter lavorare bene e dare il meglio di sé, devono essere competenti. Ma cosa significa essere competenti in un determinato ruolo o compito?

Dare una definizione univoca di competenza è un compito arduo: per fare chiarezza preferisco quindi  ricorrere al termine utilizzato dalla lingua inglese, “know-how”, che letteralmente significa “sapere-come”.

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Emprover in action #3 – A caccia di flusso

Come è noto da tempo, soprattutto per chi si occupa di “lean production”, il miglioramento delle performance aziendali passa attraverso la trasformazione dei processi aziendali in “flussi di attività”.

Le migliori performance dei processi si ottengono quando le attività “fluiscono” attraverso il processo senza mai interrompersi, i 7 sprechi sono l’evidenza di un interruzione del flusso di attività e il takt time, il one-piece-flow e il pull system sono i principi del modello per disegnare il flusso.

La cosa curiosa è che, parlando di persone, gli psicologi affermano che le persone danno il massimo delle performance proprio quando si trovano il uno “stato di flusso”……..

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Emprover in action #1 – 5 linee guida per l’EmProvement della tua azienda

Quante volte i risultati eccezionali ottenutiti con i progetti di miglioramento svaniscono nel tempo?

Ecco 5 linee guida da seguire per evitare che questo possa accadere.

1. I progetti di miglioramento devono essere sempre realizzati insieme a progetti di sviluppo e di benessere organizzativo e viceversa.

Diversamente potrai ottenere solo miglioramenti che non si mantengono nel tempo o ottenere risultati significativi solo dopo molto tempo.

 

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STORIA DI UN EMPROVER Episodio 5 – L’essenza del lato “hard” per essere un Emprover

Le competenze ‘hard’ necessarie per migliorare i processi aziendali possono essere ricondotte al modello lean e all’approccio 6σ. Sono modelli dei quali in Italia si parla da più di vent’anni, seppur sono stati chiamati in modi diversi (per esempio WCM – World Class Manufacturing) e sono stati integrati con altre tecniche e strumenti, non sempre pertinenti.

 

Qual è il rischio e la giusta strada da percorrere?

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STORIA DI UN EMPROVER Episodio 2 – I primi anni

Studio da sempre, prima per conseguire la laurea all’Università e poi per migliorarmi. Da quando sono entrato nel mondo del lavoro, infatti, non ho mai smesso di leggere, studiare, approfondire e questo mi ha permesso di crescere professionalmente tutti i giorni. Sui banchi di scuola mi hanno spiegato in dettaglio che cosa fossero i processi aziendali e come sarebbe stato opportuno gestirli: organizzazione aziendale, controllo di gestione, pianificazione strategica, gestione della produzione, marketing.

Ho sostenuto trenta esami per laurearmi: è stata una vera fatica! Ricordo che il giorno della laurea il Magnifico Rettore ci disse che, in realtà, per completare il nostro percorso di studi avremmo dovuto sostenere anche esami di sociologia e psicologia sul lavoro: ero così felice quel giorno che non diedi la giusta importanza alle sue parole.

Quei consigli si rivelarono poi preziosi, scopri perché.

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STORIA DI UN EMPROVER Episodio 1 – Mi presento, sono un Emprover!

Mi occupo da molti anni di ‘miglioramento continuo’, un’espressione che vuole indicare quell’insieme di attività finalizzate a migliorare costantemente le performance aziendali. Nel corso del tempo il mio ruolo è stato definito in tanti modi diversi: sono stato un process engineer, un kaizen promotion officer, un lean manager, poi sono stato chiamato lean six sigma black belt, program manager, lean specialist, change agent e…. tanti altri ancora sono stati i nomi con i quali hanno cercato di definirmi.

 

Il mio ruolo al fianco delle aziende

Da molto tempo lavoro per migliorare i processi industriali delle aziende, il mio obiettivo quindi è migliorare la qualità e l’efficienza così come i tempi di produzione, di approvvigionamento e di sviluppo dei nuovi prodotti. In tutti questi anni ho ottenuto dei buoni risultati, a volte anche ottimi, lavorando da solo o con il supporto di consulenti esterni che mi hanno insegnato dei metodi di lavoro più efficaci e mi hanno dotato di nuovi strumenti utili per far crescere la mia attività.

Per ottenere il massimo dal mio lavoro e raggiungere dei risultati ottimali ho capito che il commitment della Direzione aveva un ruolo determinante, ma purtroppo non sempre ho potuto contare su questo importante fattore di successo. Molte volte ho incontrato delle difficoltà e ho dovuto affrontare le resistenze al cambiamento più o meno a tutti i livelli aziendali, in particolare da parte dei capi intermedi; è stato faticoso, in qualche occasione ho avuto la percezione che la spinta verso il miglioramento fosse tutta sulle mie spalle e non sono riuscito a lavorare esattamente come avrei voluto perché ho dovuto rivedere il mio ruolo e i miei obiettivi.

Vuoi sapere come sono riuscito a superare queste difficoltà?

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La cultura innovativa: i fiori non crescono nel deserto

“L’innovazione e l’intuizione fioriscono quando le nostre menti si trovano in una condizione di maggiore apertura” (Daniel Goleman)

 

Da ormai diversi anni si parla di innovazione quando si dibatte in merito allo sviluppo economico del nostro Paese. Si tratta di un tema complesso che a mio avviso spesso viene affrontato solo parzialmente e che a volte viene trattato anche in maniera strumentale. Così facendo diventa reale il rischio di alterare il vero significato della parola ‘innovazione’ e i suoi reali obiettivi.

Eppure, come accade da sempre se guardiamo ai cambiamenti della società nel corso degli anni, per capire che cosa s’intende con questo termine sarebbe sufficiente studiare i successi degli altri, coglierne i tratti essenziali e magari migliorarli adattandoli al nostro contesto. Che cos’è l’innovazione?

Oggi innovazione è sinonimo di futuro 4.0. È innovativa l’azienda digitalizzata, capace cioè di gestire l’infinita quantità d’informazioni disponibili e di migliorare le tecnologie di governo dei propri processi. Le tecnologie, infatti, sono determinanti per essere competitivi e al passo con i tempi.

Questo, però, è sufficiente per diventare leader e non essere follower?

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